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Individuazione di terreni per la produzione di energia elettrica mediante il processo fotovoltaico

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REVOCATO IL DIVIETO DI UTLIZZO DELL'ACQUA POTABILE

 

SABINA MUSICA FESTIVAL
2010
Concorso Nazionale di
Esecuzione Musicale
www.ilventaglio.net


PROFESSIONE REPORTER

2010
Premio
"Franco Ferrari"
www.professionereporter.it

 

Risultato del processo partecipativo per la scelta dell'opera pubblica

Doc. di partecipazione
Studio di fattibilità
GM 162.08

 


SERVIZIO CIVILE 2009
Progetto: GIOVANI & SOCIALE... PER LAVORARE INSIEME
(per i Servizi di Aiuto alla Persona)
Bando servizio civile
Scheda progetto
Istruzioni
Allegato 2
Allegato 3


 AVVISO PUBBLICO

PER LA CONCESSIONE DI CONTRIBUTI INTEGRATIVI

PER IL PAGAMENTO  DEI CANONI DI  LOCAZIONE

 

Convegno 26 marzo

 

 

 




 CENNI STORICI di Guido Poeta
 

Il Lago Tiberino. Milioni di anni or sono il mare occupava completamente il territorio maglianese: sabbie gialle e turchine, tracce di lignite, conchiglie fossili, rintracciabili in ogni dove, ne sono la prova più convincente.

Oltre i fossili marini si rinvengono quelli lacustri, che attestano la presenza di un grande lago (Lago Tiberino) in epoche relativamente più recenti.

Le ultime glaciazioni fecero emergere, durante il passaggio dal Pliocene superiore al Pleistocene inferiore, le colline che oggi si offrono alla nostra vista.


Ossidiane e selci
: testimonianze della Preistoria. La comparsa dell'uomo su questi colli non è databile, ma significativi rinvenimenti archeologici testimoniano insediamenti che si fanno risalire alla preistoria. Ossidiane e selci lavorate (raschiatoi, lame, punte di freccia), raccolte nelle zone di Grappignano e Colle Rampo, dischiudono nuove prospettive alla ricerca archeologica.

I Sabini Tiberini. Il periodo pre-romano si avvale di una considerevole quantità di reperti (oinokoe, kilix, kantaros e anfore sabine) - generalmente corredi di tombe portati alla luce dalle necropoli del Giglio, di San Biagio, di Castellano e di Collicello - i quali confortano l'ipotesi dell'esistenza in questa in questi luoghi di una cultura proto-sabina e sabina caratteristica e straordinariamente ragguardevole. La zona viene considerata come "un'area di tramite, di incontri e di passaggi delle culture piceno-adriatica e falisco-capenate", culla della Civiltà arcaica dei Sabini Tiberini settentrionali, ma anche degli Umbro-Sabini.

Ville Romane
. In epoca romana, con tutta probabilità, Magliano Sabina non doveva avere, come centro abitato, una consistenza ed un'organizzazione "urbana", anche se testimonianze di Roma non mancano sulla collina, dove oggi sorge. Ville di età repubblicana, sparse per tutto il territorio, tuttavia, lasciano intravedere una colonizzazione politica e culturale non molto tarda; diffuse, comunque, risultano anche altre ville di età imperiale.

Magliano longobarda. Esiste più di qualche dubbio che il nome Magliano derivi da "massa malliana", aggregato di casali appartenente in tempi remoti alla famiglia Manlia; è certo, invece, che le continue citazioni di un "fundus mallianum" nel Regesti farfensi, sin dall'VIII secolo, portano a identificare l'omonimo casale con l'attuale centro urbano. Proprio le "carte" di Farfa consentono di affermare che, dopo la penetrazione dei Longobardi, il territorio maglianese è parte integrante del Ducato di Spoleto.

Nasce il Castrum Malliani. In epoca carolingia è l'Abbazia di Farfa ad avere il controllo della zona. L'affacciarsi del pericolo dei Saraceni, fra il IX e il X secolo, costringe gli abitanti a costruire opere di difesa in altura, perciò si trova prima il castello di S. Eugenia e poco dopo il Castello di Magliano.

Agli inizi dell'anno Mille la fortezza è dominio degli "eredi di Arduino", usurpatori dei beni del Monastero di Farla, in seguito dei Crescenzi; alla fine del secolo appare ormai come un “castrum” ben fortificato, strategicamente dominante la Valle del Tevere, ricco per il possesso di un importante porto fluviale, con il quale controllava il commercio dell'Alto Lazio e dell'Umbria.

Nel 1155 ospita Federico Barbarossa e Adriano IV in fuga da Roma. Inoltre, una testimonianza di un viaggiatore arabo di passaggio riferisce come Magliano era, sin da allora, un forte e munito castello. La potenza raggiunta sul pia­no politico si trae dal fatto che il Comune di "Malliano" trattava alla pari con il potente Comune di Narni.

Non a caso in questo periodo si segnalano la Chiesa di San Pietro e forse quelle di San Michele e di San Liberatore; nel XIII secolo, pur sottomesso alla Camera Apostolica, ha la facoltà di autogovernarsi.


Magliano, vassallo del Campidoglio e sede di Diocesi.
Nel XIV secolo il “castrum Malliani” perde parzialmente la sua autonomia: Ludovico di Savoia lo occupa per assoggettarlo al Senato e al Popolo Romano, e diventa vassallo del Campidoglio.

Nel 1345 Magliano conta dai 2500 ai 3000 abitanti, quindi rappresenta una comunità piuttosto consistente. Non per altro nel 1400 viene sottratto a Ro­ma da parte degli Orsini, ma appena quattro anni più tardi ritorna sotto la giurisdizione romana. Cade sotto il dominio di Braccio da Montone, che, nel 1420, affida di nuovo il “castrum” alla Santa Sede.

Verso la metà del XV secolo è presidio militare di Francesco Sforza, ma poco dopo Fortebraccio da Montone lo restituisce al Papa. Nell'inverno del 1460 Federico da Montefeltro stanzia il suo quartiere generale a Magliano, e da qui combatte i nemici della Chiesa.

Papa Pio II nel 1460 eleva la chiesa di San Liberatore a Collegiata, papa Alessandro VI Borgia, nel 1495, le attribuisce il titolo di Cattedrale e a Magliano quello di sede della Diocesi Suburbicaria di Sabina; con la stessa bolla lo fregia del titolo di «città».


Il Porto d'Arno e Ponte Felice: splendore e decadenza
. Magliano, per aver sottratto il titolo di cattedrale a Vescovio, nei primi anni del ‘500 subì gli attacchi di quasi tutti i castelli della Sabina: ci furono scontri, combattimenti, incendi e saccheggi. Papa Leone X pose fine alla "guerra" quando restituì il diritto a Vescovio di chiamarsi Antica Cattedrale dei Sabini (1521).

Durante questi avvenimenti Magliano ebbe a sostenere anche uno scontro con la potente famiglia dei Solimani, padroni del Castello delle Rocchette, ma grazie all'intervento del Campidoglio, di cui Magliano era vasallo, l'impresa dei Solimani fallì. I Conservatori del Campidoglio, in seguito, imposero nuovi Statuti (stampati e pubblicati nel 1594) per riaffermare il loro potere su Magliano.

Il 26 gennaio 1593 il Cardinale Paleotti istituì il Seminario sabino, che fu il terzo in Italia dopo il Concilio di Trento. Pur di averlo i maglianesi donarono addirittura il Palazzo priorale. Per di più la comunità maglianese, forte 3500 ani­me, possedeva sette chiese parrocchiali, alcuni conventi ed altri istituti di carità e di "ospitalità".

Il porto d'Arno sul fiume Tevere, situato proprio ai piedi della collina (vocabolo Alboreto), associato alla produzione agricola ed artigianale, costituiva il fattore trainante di tutta l'economia. La deviazione del corso del fiume, per la costruzione di Ponte Felice, voluta da Sisto V, comportò conseguenze gravissime per l'economia della comunità. Il porto fu spostato a Ponte Felice e le perniciose esalazioni delle acque stagnanti nell'antico alveo causarono epidemie, che decimarono la popolazione.


Seicento e Settecento: due secoli di miseria.
Il Comune si indebolì e si indebitò. Chi provvide a dare almeno un certo lustro a Magliano fu il Cardinale Odoardo Farnese (1621-1623), che fece costruire la Torre campanaria e pavimentare le strade della città "con mattoni a coltello". Purtroppo nel 1656-1657 scoppiò una gravissima pestilenza, che cagionò moltissime vittime.

Agli inizi del 1700 frequenti terremoti danneggiarono molte abitazioni: la situazione per la comunità maglianese si era ulteriormente aggravata. Il Cardinale Annibale Albani (1730-1743) cercò di alleviare, grazie alla sua munificenza, lo stato di crisi con l'ampliamento del Seminario e con il completo restauro della Chiesa Cattedrale. Ma è appena una meteora perché, dopo la sua partenza, si riscontra ancora fra i maglianesi povertà e miseria, ed anche la fame. La popolazione si riduce a circa 1800 abitanti.

Durante la Prima Repubblica romana (1798-1799) Magliano, occupata da ben 8000 soldati francesi, fu teatro di una battaglia (6 dicembre 1798) fra le truppe d'oltralpe e quelle napoletane, venute a liberare i territori dello Stato del­la Chiesa.

Finita la guerra, il papa Pio VII ritornò a Roma passando sotto Magliano, dove la situazione era diventata insostenibile per la mancanza di grano per sfamare la popolazione. Nel 1809 i Francesi di Napoleone ritornarono e divisero il territorio in dipartimenti e in cantoni: Magliano faceva parte del Dipartimento del Tevere ed era sede di Cantone, dal quale dipendevano Otricoli, Collevecchio, Calvi e Montebuono.

Il Primo Ottocento maglianese: dalla miseria alla ripresa. Dopo il periodo napoleonico, la popolazione maglianese si era ridotta ad appena 1214 abitanti. Pio VII, ritornato a Roma, riorganizzò lo Stato Pontificio: divise la Provincia Sabina in due distretti (Rieti e Poggio Mirteto) e restaurò le magistrature delle comunità, fra le quali quella di Magliano, che però, di fatto, essendo un luogo baronale del Comune di Roma, non dipendeva né da Rieti, né da Poggio Mirteto.

A giudizio di uno storico della metà dell'Ottocento, i maglianesi, "sebbene morigerati, erano alquanto indifferenti, senza iniziativa, poco industriosi, e per conseguenza indigenti la maggior parte", in altri termini erano presi dall'assillo di procurarsi il cibo e dal difendersi dalle malattie. Alla povertà generalizzata si associava un clima poco salubre per l'umidità (nebbia) e per la pesantezza dell'aria, che causava ai contadini (fra l'altro giudicati "ingegnosi ed astuti") febbri acute, soprattutto in agosto, e alle donne la caduta dei capelli.

Soltanto verso la fine degli anni Venti si assiste ad un qualche fermento in positivo: la popolazione passa dai 1214 ai 1387 abitanti, per poi arrivare a 1634 nel periodo in cui fu cardinale della Diocesi Sabina Carlo Odescalchi (1833-1836). Questi restituì lustro al Seminario ed affidò ai Passionisti il Convento del Giglio, rimasto chiuso dall'epoca napoleonica.

Alcuni agricoltori, immigrati per lo più provenienti dalle Marche, portano nuove idee: dissodano le terre ridotte a boscaglie e rendono produttivi i terreni. Il commercio si intensifica, poiché da Ponte Felice prende a funzionare un regolare servizio fluviale con battelli a vapore (1845) da Roma e per Roma.


La Repubblica Romana e gli ultimi anni dello Stato Pontificio.
Allo scoppio della I Guerra d'Indipendenza, cinque maglianesi si aggregarono all'esercito papalino del generale Ferrari. Nel frattempo (1847) Pio IX tolse definitivamente al Comune di Roma i diritti di vassallaggio su Magliano.

Quando poi il papa fuggì a Gaeta, la popolazione maglianese fu l'unica della Delegazione di Rieti ad agitarsi. Infatti, il 27 novembre 1848 il cardinale Brignole nottetempo si allontanò dalla città con il suo servo. I maglianesi incominciarono allora a lamentarsi e a sparlare del Papa. Alcuni cittadini e qualche impiegato comunale pensavano di formare un governo, ma non osarono più di tanto: comunque, il 9 febbraio 1849, Magliano entra a far parte della Repubblica Romana di Mazzini, Armellini e Saffi.

Dopo la caduta della Repubblica, il 23 luglio le milizie spagnole, intervenute per ristabilire l'ordine nello Stato Pontificio, sostarono a Magliano, che ritornò nella Legazione apostolica (Perugia, Spoleto e Rieti) nel 1850, sempre al­le dipendenze della Delegazione di Rieti.

Dai risultati del censimento del 1851 si desume che gli abitanti erano saliti a 2000, che in loco operavano bravi artigiani, che il commercio, pur sempre carente, mostrava segni di ripresa. Ciò nonostante, alla fine degli anni Cinquan­ta, la popolazione scende sotto le 2000 anime. Va segnalato, comunque, che nel 1858 il cardinale Gabrielle Ferretti istituisce un ospedale denominato "Il ricovero per i poveri infermi".

Arrivano i Piemontesi. Le operazioni militari, promosse dai Piemontesi nel settembre del 1860 per annettere le Marche e l'Umbria, comportarono l'occupazione di Magliano da parte dell'esercito piemontese, che entrò nella "città" il 29 settembre 1860. L'8 ottobre arrivarono i Cacciatori del Tevere e lasciarono un distaccamento per la sorveglianza militare lungo la frontiera con il restante territorio pontificio. Questi furono sostituiti nel 1861 da unità di linea del regolare esercito piemontese.

Con l'annessione al Regno d'Italia, ufficializzata nel 1861, Magliano, con il sindaco regio Angelo Orsolini, divenne Capoluogo di Mandamento del Circondario di Rieti, appartenente alla Provincia dell'Umbria (capoluogo Perugia). Per essere diventata zona di confine, furono istituiti gli uffici doganali a Francellini e a Ponte Felice; in più aveva gli Uffici di Censo e del Bollo Registro e la Pretura. Per esigenze di commercio, in forte sviluppo, nel 1869 fu inaugurata la Via Provinciale per Rieti.

Subito Magliano incrementò la sua popolazione: dai circa 2000 abitanti del 1860 passò ai 3108 del 1870. Nell'agricoltura i proprietari eseguirono bonifiche, impiantarono frutteti e vigneti. Ciò attirò l'interesse di altre famiglie, che vennero ad abitare in Magliano, dove dalla stessa Roma, molti "antipapalini", esuli politici, vennero a rifugiarsi.

Nel quadro strategico delle truppe piemontesi alla conquista di Roma, nel settembre 1870, si insediò a Magliano la XII Divisione del IV Corpo d'Esercito, comandato dal Generale Raffaele Cadorna; il quale stabilì qui il suo stato maggiore per occupare Civita Castellana, ancora nello Stato Pontificio, per poi proseguire alla presa di Roma (20 settembre 1870).

Ricchezza e scioperi dei contadini. Dopo questo evento si riaprirono le vie commerciali con la Città Eterna: oltre la via fluviale, la linea ferroviaria Ro­ma-Orte, attivata sin dal 1866, prese a funzionare completamente per collegare con più facilità Magliano a Roma.

Si assiste ad un forte impulso alle attività economiche: ancora l'agricoltura ne è il motore trainante. Accanto a questa attività nasce un'officina meccanica (Pulifici), che produce macchine agricole. Nel 1872 viene fondata la Società O­peraja di Mutuo Soccorso. Ci sono anche due banche: Banca di mutuo e sconto maglianese (1887) e Banca operaja (1892). All'alba del XX secolo Magliano raggiunge 4215 abitanti.

Nel 1904 è al centro di scioperi contadini di risonanza nazionale. Ebbe nella Prima Guerra Mondiale numerosi caduti al fronte. Nel 1920, prima del Fascismo, ripresero gli scioperi dei contadini. Si segnalano scontri armati con le forze dell'ordine e le prime squadre fasciste, durante i quali fu ucciso un carabiniere dagli scioperanti.

Nel ridisegnare i territori dei Comuni e delle Province, Magliano, dalla Provincia dell'Umbria, passò per un breve periodo a quella di Roma (1925) per poi entrare definitivamente a far parte della provincia di Rieti (1927).

Conclusione. Durante il Fascismo Magliano rafforzò la sua economia, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale lasciò sui campi di battaglia molti caduti, subì l'occupazione tedesca e frequenti bombardamenti, di conseguenza la situazione si presentava preoccupante.

Nel periodo della Ricostruzione, infatti, i maglianesi col sacrificio di un duro lavoro riuscirono a dare di nuovo impulso all'attività agricola, a riavviare il commercio, insomma a riportare l'economia locale ad un buon livello. Soltanto che, nel 1953, causa una stagione contraria, l'agricoltura dovette subire tali danni che molti contadini dovettero emigrare.

La ripresa si ebbe soltanto alla fine degli anni Cinquanta, quando incominciarono ad installarsi i primi cantieri dell'Autostrada del Sole, dalla quale Magliano, pur traendone i benefici, non si trovò preparato per fruttare a pieno quanto poteva. L'inaugurazione del casello dell'A1 avvenne nel 1963, quando Magliano contava 3800 abitanti, quanti ne risultano a tutt'oggi.



     LE CHIESE


 


 



Chiesa di S. Pietro
Risalente al XII secolo e sita nell'omonimo quartiere, è uno dei monumenti più antichi della città e mantiene inalterate le linee architettoniche romaniche. La facciata, semplice ed elegante, è abbellita da archetti ciechi su colonnine a sbalzo e da un finestrone semicircolare sovrastante il portale. All'esterno la chiesa mostra chiaramente le tre navate interne, mettendo in risalto la navata centrale che si presenta con un corpo più alto e slanciato.
Il bordo dei tetto è rifinito da una ghiera dentata. Tipicamente romanico è l'interno, dove le navate sono separate da dieci colonne in parte con fusti e capitelli corinti di riuso ed in parte originali.Nuda e semplice è l'abside semicircolare, da cui simmetricamente si irradiano lungo le pareti finestrelle stilisticamente intonate con tutto il complesso architettonico.L'unico affresco rimasto raffigura una Madonna con Bambino, probabilmente del XVI secolo.


 


Chiesa della Madonna delle Grazie

Sorge presso Porta Romana, unica a mostrare ancora il Gonfalone della città, sui ruderi di una rocca medioevale. Interessante dal punto di vista artistico e molto venerata è l'immagine sacra della Madonna delle Grazie, pregevole tavola di scuola umbro-marchigiana risalente al '400 e forse donata alla sua città natale da Mariano Falconi, generale della Serenissima. Dal transet- to si accede alla sottostante cripta protoromanica: l'impianto colpisce per il senso di delicatezza suggerito dalle colonne leggermente sfalzate, che dividono l'ingresso dall'abside. La cripta è una di quelle costruzioni architettoniche che fanno accapigliare gli esperti sulla datazione, incerta fra l'anno Mille ed il 1400, e che contemporaneamente affascinano i visitatori. Il più illustre di questi ultimi è Alfonso d'Aragona re di Napoli, il quale, nel 1447, graffì di suo pugno la propria firma vicino al volto affrescato di S. Antonio. Molte delle pitture murali, rappresentanti diversi Santi, sono state fatte risalire al XV
secolo; sulla volta che si erge alle spalle dei visitatore appena entrato appare un primordiale affresco raffigurante il Bambino, la Madonna, S. Francesco e altri Santi.



 


Chiesa di S. Liberatore (Cattedrale dei Sabini)

La Chiesa di S. Liberatore compare nella documentazione ecclesiastica già dal XIV secolo ed è stata ampliata in occasione dello spostamento della sede diocesana da Vescovio a Magliano Sabina. Il disegno della facciata di questa chiesa, consacrata nel 1498, viene attribuito al Vignola. La chiesa stessa fu rinnovata nel 1734 per volontà del Cardinale Albani, che incaricò Filippo Barigioni, il quale ne curò il disegno e diresse i lavori.
Il restauro delle figure dell'abside (Assunzione di Maria) fu affidato nel 1737 al pittore Domenico Pistrini. Nelle cappelle delle due navate laterali sono presenti alcune tele di discreto valore artistico risalenti al XVI secolo. Sono conservati nella sacrestia un arazzo ed un baldacchino della Cina del '600 ed una Croce in rame sbalzato del XV secolo di scuola abruzzese.



Chiesa di S. Michele

Posto presso Porta Sabina, il tempio si inserisce a completamento delle mura castellane. Venne ristrutturato a cavallo tra l'800 ed il '900. La chiesa nasconde, dietro una facciata ecletticamente assemblata, due tabernacoli: quello di sinistra, adibito alla custodia degli Olii Santi, è databile intorno alla metà del '500; quello di destra, per l'Eucarestia, è attri- buibile a Mino de Reame o alla sua scuola (metà del XV secolo). All'entrata un'ara funeraria romana di età Flavia, artisticamente decorata, funge da acquasantiera.
 

Chiesa di S. Maria Assunta

Situata nella frazione di Foglia, deve la sua fama agli affreschi settecenteschi che ne adornano l'interno ed alla necropoli rinvenuta nelle immediate vicinanze.

 

 

Santuario di S. Maria di Uliano

Risalente al XIII secolo, sorge nei pressi di un ruscello le cui acque sono ritenute sin dall'antìchità altamente medicamentose.


 

       IL MUSEO CIVICO 
                                ARCHEOLOGICO  





Tel. 0744.910001 Comune - Tel. 0744.919661 Custode


Responsabile: Dr.ssa Paola Santoro

Orario:
martedì ore 09.00 - 12.00
mercoledì ore 09.00 - 12.00
giovedì ore 09.00 - 12.00 15.00 - 18.00
venerdì ore 09.00 - 12.00
sabato ore 09.00 - 12.00 15.00 - 18.00
domenica ore 09.00 - 12.00 15.00 - 18.00
 

 

   IL MUSEO DEI SABINI DEL TEVERE

Il Museo Civico di Magliano Sabina è diventato una realtà nel corso degli ultimi due anni, durante i quali sono stati aperti al pubblico i primi due piani di Palazzo Gori, sede del Museo, con le sezioni dedicate all'età del Bronzo, all'età del primo Ferro, alla cultura sabina arcaica, ed all'epoca ellenistica. L'intento del Museo è quello di proporsi come esempio di Museo vivo attraverso il quale si possa avere un contatto diretto, da parte di un pubblico di non specialisti, con la cultura del passato sviluppatasi sul territorio immediatamente circostante.

Lo studio dei materiali raccolti ha permesso di ricreare le linee fondamentali della cultura dell'antico insediamento sabino di Magliano, del quale le fonti non tramandano il nome. L'abitato si organizza, nel corso del VII secolo, secondo uno schema ben noto nello stesso periodo cronologico in Etruria e nel Lazio, estendendosi su un colle ben difendibile separato da un vallone dalle alture adiacenti ad oriente, destinate alle necropoli.

Lo sviluppo di questa comunità si deve in gran parte alla sua posizione, che dominava il Tevere, arteria di fondamentale importanza nell'antichità, per gli scambi commerciali e culturali. Deteneva inoltre il controllo delle vie trasversali di comunicazione percorse dalla transumanza delle greggi che ebbero una fondamentale importanza, permettendo una vasta mobilità di persone, di tradizioni artigiane e di materiali, che permisero un'ampia circolazione di modelli culturali.


  
CHI ERANO I SABINI

I Sabini rientrano nel gruppo di popolazioni italiche centro meridionali di lingua osco-umbra, stanziatisi a cavallo dell'Appennino abruzzese tra le valli dell'Aterno e del Nera.
Catone nelle Origines, tracciando la storia di Roma (in cui i Sabini avevano un ruolo fondamentale), aveva narrato le loro origini da Sabo, dio indigeno. Da Testruna, vicino ad Amiternum, essi erano penetrati nella conca reatina, occupata dagli Aborigeni, popolazione di origine greca, sovrapponendosi ad essi. Strabone narrava che dai Sabini avevano avuto origine i Piceni, stanziati sul versante adriatico della penisola, i Sanniti e i Lucani. Dalla conca reatina, oltrepassati i Monti Sabini, avrebbero inviato nella piana tiberina coloni a fondare città, nelle quali vivevano senza mura. Tra queste Cures, la capitale storica della Sabina Tiberina. I Sabini del Tevere occupano, dunque, tutto il territorio sulla riva sinistra del fiume, delimitato dai Monti Sabini, dal Tevere e dai fiumi Nera e Aniene. Le fonti ci tramandano i nomi di alcune città: Cures, Eretum, Trebula Mutuesca e Forum Novum.

La ricerca ha individuato alcune aree archeologiche: i resti dell'antica Cures, la necropoli di Colle del Forno, pertinente alla città di Eretum, le grandi necropoli di Poggio Sommavilla, il centro di Magliano con i sepolcreti e la necropoli di Otricoli. Le vie seguite nella discesa verso la valle del Tevere furono quelle segnate dalle vallate dei fiumi Velino, e Nera, dalle vie di fondovalle e dal percorso di quella che diventò la via Salaria, tramite antichissimo attraverso il quale le popolazioni dell'interno si rifornivano di sale alla foce del Tevere.



Questi Sabini del Tevere, per lungo tempo gli unici Sabini noti alla tradizione romana, raggiunsero una notevole ricchezza. Dionigi di Alicarnasso, trattando la vicenda di Tarpea, ricorda che al tempo di Tito Tazio, i Sabini portavano oro e non erano meno amanti delle raffinatezze degli Etruschi. Strabone, riferendo testimonianze a lui precedenti, dice che i Romani avvertirono per la prima volta i benefici della ricchezza quando divennero signori di questo popolo. I Sabini Tiberini elaborano una scrittura nazionale, modellata su quella etrusco meridionale, ma con innovazioni proprie. Tale scrittura è documentata nella seconda metà del VII secolo avanti Cristo dalla fiaschetta miniaturistica di Poggio Sommavilla e dai frammenti iscritti provenienti, dalla necropoli del Giglio di Magliano Sabina. Pareri concordi definiscono come italica la lingua impiegata nei due testi iscritti, con possibilità di collegamento con il sud piceno anche sulla base di una comune tradizione alfabetica.
L'immagine che la ricerca archeologica ci ha dato dei Sabini del Tevrere è quella di un gruppo largamente partecipe dei processi di trasformazione culturale ed economica che si verificarono nel bacino tiberino nel corso dell'VIII e VII secolo avanti Cristo. Rielaborando le influenze provenienti dal mondo etrusco i Sabini svilupparono una cultura propria, che diffusero nei territori del versante adriatico. Il Museo di Magliano ne dà una testimonianza.

COMPOSIZIONE DEL MUSEO

Sezione Preistorica
IL PALEOLITICO
Piano Terra

Sezione Protostorica
ETA' DEL BRONZO E DEL FERRO
Piano Primo

Sezione Epoca Arcaica
INSEDIAMENTO DI MAGLIANO E LE NECROPOLI
Piano Primo

INSEDIAMENTO DI POGGIO SOMMAVILLA E LE NECROPOLI
Piano Secondo

Sezione Romana
LE VILLE DI EPOCA REPUBBLICANA E IMPERIALE
Piano Secondo
 


 

     ARCHIVIO STORICO COMUNALE

(Magliano Sabina, Largo F. Crispi)

 

Responsabile: Guido Poeta

L’Archivio storico del Comune di Magliano Sabina (Rieti), dopo anni di varie vicissitudini, ha trovato una sede accogliente nel Palazzo comunale. Grazie al concorso della Regione Lazio e del Comune, al supporto tecnico-scientifico dell'Archivio di Stato di Rieti e al progetto dei Lavoratori socialmente utili si sono potuti riordinare tutti i documenti esistenti.

L'Archivio conserva, già restaurati, 42 documenti in pergamena e cartacei dal XIV secolo al XVII secolo. Inoltre, tutta la documentazione è stata riordinata e sistemata; si ha, quindi, a disposizione un Inventario così suddiviso:

         1 - Inventario antico regime: composto da 218 volumi in pergamene e in cuoio, rilegati alla fine del 1700 e nei primissimi anni del 1800 (questi volumi, costituiti da quinterni, conservano una documentazione eterogenea relativa a periodi cronologicamente anche distanti fra loro, mentre alcuni contengono carteggi dal 1814 fino al 1860);

2 - Inventario preunitario: riguarda un carteggio vario, ordinato cronologicamente ed è diviso in tre periodi: dal 1425 al 1795 composto da 3 faldoni e 24 fascicoli; dal 1801 al 1813 composto da 1 faldoni e 24 fascicoli; dal 1813 al 1860 composto da 35 faldoni e 179 fascicoli. Per questo periodo manca la sistemazione di altro materiale rinvenuto, che verrà inserito successivamente.

3 - Inventario postunitario: è stato ordinato secondo il titolario modello, diviso in serie e sottoserie, per argomenti e in periodi che vanno: dal 1860 al 1919; dal 1920 al 1945; dal 1946 al 1957.

SERIE 1

Carteggio amministrativo: dal 1860 al 1957 (210 faldoni, 1436 fascicoli);

Pratiche particolari ((11 pratiche in 17 faldoni, dove sono raccolti documenti omogenei per argomento).

SERIE 2

Documenti riassuntivi: Registri di protocollo dal 1910 al 1960 (57 registri); Registri atti amministrativi dal 1861 al 1956 (24 registri e 2 faldoni di copie delle delibere dal 1865 al 1948); Bilanci: contabilità annuale dal 1859 al 1955 (18 faldoni contenenti registri e carteggio); Libri mastri dal 1928 al 1959 (21 libri mastri); Registri vari dal 1915 al 1950 (17 registri di vari argomenti.

Documenti certificativi: Mandati di pagamento e di riscossione dal 1860 al 1953 (116 faldoni); Registri di mandati di pagamento e riscossione dal 1875 al 1956 (70 registri).

Documenti giustificativi: Registri di stato civile: atti di morte dal 1860 al 1866 (un registro); Registri di stato civile: atti di nascita dal 1861 al 1863 (2 registri e 1 del 1902); Registri di stato civile: atti di matrimonio dal 1861 al 1942 (20 registri e 5 registri per la trascrizione degli atti di matrimonio da religioso a civile dal 1939 al 1943); Registri di stato civile: atti di cittadinanza dal 1866 al 1952 (2 registri) [I documenti giustificativi, sopra riportati, si trovano in parte nel­l’Archivio storico, in parte nell’archivio dell’Ufficio anagrafe]; Liste di leva dal 1891 al 1951 (11 registri); Liste elettorali dal 1860 al 1955 (47 registri); Ruoli d'imposta dal 1861 al 1953 (72 registri.

SERIE 3

Archivi aggregati

Giudice conciliatore - Confraternite - Monte Frumentario - Opera Miccinelli Monte di Pietà - Congregazione di Carità e E.C.A. - Asilo infantile - Ospedale.

SERIE 4

Atti pubblici

Atti pubblici e privati dal 1482 al 1933 (64 faldoni, 177 fascicoli); Aste dal 1860 al 1904 e registri dei verbali d’asta dal 1887 al 1897 (da 1 faldone).
 

 

 

INFORMAZIONI UTILI

Cultura & turismo

Biblioteca 
Servizi Sociali
Ospedale

Scuola

Polizia Locale